Politica e giustizia
Braccio di ferro con l’amministratore delegato che non vuole andarsene “Sono stato sempre corretto, io resisto. E domani vado in ufficio”
TOMMASO CIRIACO
ROMA.
Un braccio di ferro violentissimo, poi la mossa definitiva del Tesoro che mette all’angolo l’ad Luigi Marroni e azzera l’attuale cda. È ancora il caso Consip a calamitare lo scontro politico. E a chiamare in causa il governo per la scelta di mandare a casa il testimone nell’inchiesta in cui è indagato anche il ministro dello Sport Luca Lotti.
È un sabato infuocato. Da giorni, la priorità dell’esecutivo è sminare il passaggio parlamentare sui vertici Consip. Difendere l’accusatore di Lotti è impossibile, ma sfiduciarlo esporrebbe Palazzo Chigi a critiche feroci. Il Tesoro prova allora a convincere Marroni a dimettersi. Senza esito. E si passa all’artiglieria pesante. Dopo ore di trattativa, si dimettono i due rappresentanti del ministero dell’Economia nel cda. E salta, di conseguenza, l’intero consiglio. Marroni però resiste. Resta in carica, si considera vittima di un’ingiustizia. Resiste, anche se la sua permanenza ha i giorni contati: da statuto, tocca proprio a lui convocare entro otto giorni l’assemblea dei soci per eleggere il nuovo board aziendale.
Nulla scorre via liscio, in questa storia. La miccia è una mozione di Gaetano Quagliariello, che si propone il reset dell’intero vertice Consip. Quando la discussione viene fissata per martedì prossimo al Senato, nel Pd scatta l’allarme. Il testo, anche grazie al possibile sostegno di Mdp, rischia di essere approvato. Per sminare il caso, il Pd decide di presentare una propria mozione che chiede la testa di Marroni.
È il segnale, la poltrona dell’ad inizia a traballare pericolosamente. La pressione del governo su Marroni diventa fortissima, ma il risultato resta deludente: non lascio – il senso dei suoi ragionamenti – sono stato corretto e non getto la spugna. Pier Carlo Padoan prende atto e passa al piano B. Il risultato sono le dimissioni di due dei tre membri del cda: Luigi Ferrara, presidente dell’azienda, e la consigliera Marialaura Ferrigno. Da statuto, decade automaticamente l’intero organismo. Ma spetta all’unico membro rimasto in carica, proprio Marroni, la convocazione dei soci per il rinnovo del consiglio.
Sul campo restano soprattutto le scorie di questo duello. L’ad è infuriato. Non si aspettava il “licenziamento” del Tesoro, e infatti domani potrebbe presentarsi regolarmente in ufficio. Ed è pronto a far sapere pubblicamente come la pensa, a costo di scatenare un polverone politico. È proprio su questo fronte che il caso resta caldissimo. Marroni, infatti, è il principale testimone nell’inchiesta che vede indagato Lotti. «Scaricano lui – si fa già sentire il leader di Mdp Roberto Speranza– per salvare Lotti».
La palla passa adesso a Palazzo Madama. Sulla carta, le mozioni su Consip sono calendarizzate per martedì. Ma a questo punto, con un consiglio ormai decapitato e prossimo ad essere sostituito, ha ancora senso? Per il Pd, la partita è chiusa e la discussione ormai inutile. Per le opposizioni, la risposta non è invece scontata. «Marroni - ricorda Quagliariello non si è ancora dimesso, e comunque alcune delle mozioni sono politiche e sono ancora in piedi. Per questo, decideranno l’Aula e i capigruppo se cambiare programma, oppure se passare direttamente al voto sui testi».
Al Tesoro, intanto, già si ragiona sul futuro. E in particolare sulla figura che dovrà rimpiazzare Marroni al vertice. Tra i nomi, circola quello di Enrico Pazzali, ex ad di Fiera Milano e attuale amministratore di Eur Spa.
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Tocca proprio all’unico rimasto in carica convocare i soci per il rinnovo del consiglio
L’AMMINISTRATORE DELEGATO DI CONSIP
Luigi Marroni non si è dimesso dal cda, gli altri due consiglieri sì